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Camera oscura ambulante

Foto d’altri tempi, fatte da un personaggio d’altri tempi, in una Torino d’altri tempi. Pensate che tutto questo non sia possibile? Vi state sbagliando di grosso, perché da qualche tempo a questa parte, in quel di Borgo Dora, bazzica un fotografo d’eccezione che vi farà tornare, come d’incanto, indietro di almeno 100 anni, dentro a una cornice che avrete visto, probabilmente, solo sul comodino della camera di vostra nonna.

Nome: Nicolas. Cognome: Boria. Età: non conta. Professione: ricercatore universitario. Ogni sabato (al mercato del Balon) e ogni seconda domenica del mese (al Gran Balon), Nicolas delizia i passanti proponendo l’arte della fotografia d’epoca con tanto di set fotografico e camera oscura: chi vuole si ferma, si fa fare una bella foto e poi passa a ritirarla dopo mezz’oretta, ovviamente dopo aver fatto una passeggiata al mercato. Perché hai scelto di vivere proprio a Porta Palazzo? «Perché è un porto anche se non c’è il mare» a buon intenditor… Una passione coltivata da sempre e concretizzata con l’acquisto della prima macchina fotografica di fine ’800, proprio su una delle bancarelle che colorano il Balon.

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Guardandolo dalla testa ai piedi, non direste mai che questo gran bel pezzo di bohémien possa lavorare al Politecnico: abiti anni ’20, baffo e barba che conquistano, sorriso sornione e modi da gentiluomo. Eppure lui non ci fa troppo caso, anzi, non ha nessun problema ad ammettere che così come lo si vede al sabato lo si può trovare anche sul posto di lavoro. E a chi, ingenuamente, pensa che l’arte sia incompatibile con la scienza, risponde: «Non è paradossale perché, nel mio lavoro di ricerca scientifica, spesso devo trovare delle soluzioni creative a problemi matematici; è altrettanto vero che in molte forme d’espressione artistica è possibile rintracciare elementi di matematica: basti pensare alla musica o alla grafica. Senza considerare che la fotografia è, prevalentemente, una questione di chimica».

L’aspetto più affascinante di questo personaggio è proprio questo: l’incontro e lo scontro tra due anime, una pragmatica e una romantica, anche se è lui stesso a definirsi “anti-tecnologico”: «Vedo sempre di più i lati negativi del progresso, soprattutto quando parliamo di fotografia: una volta si facevano pochissime foto durante la propria vita, e ognuna di esse aveva un valore affettivo inestimabile. La fotografia contemporanea, quella digitale, ha perso questa unicità, adesso possiamo scattare foto in qualsiasi momento e con qualsiasi mezzo: se da una parte ci abbiamo guadagnato in termini economici e temporali, dall’altra stiamo perdendo tutto il fascino della posa, dello scatto, dello sviluppo e del ricordo».

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Sebbene abbia prevalentemente un’anima “on the road”, l’arte di Nicolas ha anche trovato spazio in gallerie e mostre private; attualmente è possibile ammirare le sue opere presso il ristorante Allegri di Rivoli, la galleria d’arte Incantations di Genova e il ristorante Nero China di Como. Per il futuro ci sono grandi progetti in ballo. Due su tutti: tornare a Parigi, città dove ha vissuto per un lungo periodo (non a caso) a Montmartre, il quartiere più bohémien della capitale francese, e lavorare in Portogallo. Per il momento, però, l’intenzione è quella di restare in città. Torinesi, quindi, potete stare tranquilli: avrete ancora un bel po’ di occasioni per assaporare la Torino che non c’è più, naturalmente grazie a Nicolas Boria.

Per conoscere la sua storia e dare un’occhiata alle sue opere, potete collegarvi al suo sito www.nicolasboria.com o alla sua pagina Facebook www.facebook.com/nicolasboriaphoto

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Pubblicato il: 16 June 2015

Categoria: Persone, Scoperte

Letture: 3957

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