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Carolina Invernizio

Carolina Invernizio, regina popolare del feuilleton

Carolina Invernizio

Nessuno si scandalizzava se gli occhi neri del protagonista da un capitolo all’altro diventavano celesti, se un personaggio dato per morto risorgeva per miracolo, o se un colpo di scena assurdo scombinava pericolosamente tutta la storia. Le trame coinvolgevano talmente tanto i lettori, che certi dettagli diventavano quisquilie e  passavano in secondo piano. I libri di Carolina Invernizio ammaliavano donne (e uomini) di ogni ceto sociale. Non soltanto le signore di servizio e le sartine leggevano con gusto i suoi torbidi drammi domestici, fatti di amori contrastati, diabolici seduttori, tradimenti, rancori, assassini, e folli cattiverie, i tutto condito da una leggera spolverata di «candide nefandezze e timorate perversioni».

Il Bacio di una morta

Certo, la critica la snobbava (memorabile fu la definizione di Antonio Gramsci «onesta gallina»), e il Vaticano la mise addirittura all’indice per i contenuti scabrosi, ma ciò che contava era che i suoi lettori la adoravano, assicurando a ogni suo scritto un successo e una popolarità travolgenti. Carolina Invernizio (nata a Voghera nel 1851), a cavallo tra Otto e Novecento scrisse circa 150 tra romanzi e racconti. Opere come Anime di fango, Peccatrice Moderna, Il bacio di una morta, Odio di araba, La vendetta di una pazza, La sepolta viva, Il treno della morte o Lara, l’avventuriera,  le garantirono la corona di regina assoluta della letteratura popolare italiana, segnando in maniera indelebile l’immaginario del tempo, e anche quello odierno se si considerano le ristampe e le trasposizioni cinematografiche.

La resurrezione di un angelo

La trovatella di Milano

Ebbene, questa scrittrice da feuilleton,  con gusti in bilico tra “realismo magico” e thriller gotico, ha vissuto per molti anni a Torino, città che ha scelto anche per ambientare parecchi suoi romanzi. Dalla sua casa in San Salvario, via Goito, la signora Invernizio sfornava infaticabile le sue 200 pagine a settimana di intrecci borghesi e sensuali (senza mai rileggere!). Il successo dei suoi lavori è tale che ad un certo punto, in occasione del centesimo libro (tutti rilegati in azzurro), un giovanissimo Guido Gozzano, accompagnato dal giornalista Emilio Zanzi, viene mandato a intervistare la scrittrice. La portinaia dello stabile ignora che nel suo palazzo viva proprio la signora Invernizio, per poi trasecolare incredula: «Quella dei romanzi? La signora Quinterno? Non può essere lei, a l’è tanto brava!». E invece Carolina viveva proprio lì, abituata a usare il cognome da nubile per la letteratura e quello del marito per la vita di tutti i giorni. L’intervista comincia nel peggiore dei modi: il giovane poeta chiede incautamente alla signora una fotografia da pubblicare sul giornale. Carolina, risentita risponde: «Lei, Gozzano, è un poeta che ha molto successo tra le signore perché scrive molto bene, è molto elegante ed è molto giovane: forse sarebbe meglio che Ella pubblicasse la sua fotografia, non la mia. Io sono una signora per bene: sono la moglie di un colonnello del Commissariato: non sono un’attrice, non sono una ballerina…». Insomma, trame trucide, sberleffo e morale al conformismo piccolo borghese, pruderie, ma la scrittrice difendeva con garbo la propria immagine di donna “a modo”, e propria dignità personale. «Se avessi potuto studiare sarei diventata una discreta scrittrice – confida poi all’intervistatore d’eccezione – ma ho fatto solo la quinta, e allora… Potevo anche diventare una brava sarta». Gallina (forse?), ma onesta per davvero, prima di tutto sui propri limiti. Armata praticamente solo di una fantasia immaginifica, ha anticipato di un secolo le atmosfere, gli intrighi e il fascino di tutte le soap opera del pomeriggio, e di molte serie tv che oggi ci incollano inspiegabilmente allo schermo.

I sette capelli d'oro
In effetti, come diceva Giovanni Papini, rimane un dubbio: «Una fortuna così lunga e vasta non può essere senza ragioni, né tutte le ragioni possono essere a disdoro della scrittrice o dei suoi fedeli». E io me la immagino, seduta alla scrivania, con quel viso da “maga buona” acceso da un sorriso malizioso mentre scrive: «Io ho dei critici un’allegra vendetta. Ché le mie appassionate lettrici e amiche sono appunto le loro mogli, le loro sorelle».

La redazione de #lamiatorino, anche quest’anno, con grande piacere partecipa con le sue donne all’evento di #justthewomaniam #ognidonnavale, la maratona dedicata alle donne a sostegno della ricerca universitaria sul cancro! Contribuiremo raccontando l’anima più femminile della nostra meravigliosa città e non mancheremo all’appuntamento di domenica 6 marzo. Intanto seguite il progetto su www.torinodonna.it

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Pubblicato il: 1 February 2016

Categoria: Scoperte

Letture: 1855

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One Response to Carolina Invernizio, regina popolare del feuilleton

  1. Balbo Teresio says:

    Articolo molto interessante, scritto bene tanto che sembra di avere il personaggio vivo davanti agli occhi.

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