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Fetta di Polenta

La scommessa di Alessandro Antonelli: la Fetta di Polenta

Mi capita sempre più spesso di avere ospiti curiosi di scoprire la nostra città e io adoro portarli a spasso scoprendone piazze, palazzi, musei, parchi e  tutto ciò che può offrire. In base ai tipi di persone studio percorsi ad hoc perché occhi diversi, si riempiono di meraviglia di fronte a cose diverse. C’è però un luogo nel quale, in fatto di meraviglia, so di andare a colpo sicuro: sto parlando di Casa Scaccabarozzi, meglio conosciuta dai torinesi come Fetta di Polenta. Questo nomignolo le è stato affibbiato per due motivi principali: il colore giallo che la caratterizza, e la singolare planimetria che ricorda proprio una fetta di polenta. Mi piace vedere l’espressione delle persone trasformarsi da interrogativa, nel momento in cui si trovano di fronte alla facciata già essa molto particolare, a stupita, nel momento in cui si spostano in via Giulia di Barolo per osservarne il retro.

Fetta di PolentaFetta di Polenta 

Un’occhiata alle misure dei suoi lati è più che sufficiente per capire l’origine di tanto stupore. Si tratta infatti di un palazzo di 6 piani che si erge per circa 16 metri su via Giulia di Barolo, 4,35 metri su corso San Maurizio e appena 54 centimetri di parete dalla parte opposta a quella del corso. Mi è capitato spesso che, nel momento in cui i miei ospiti si ritrovavano naso all’insù con gli occhi spalancati, altre persone si fermassero e rimanessero sorprese. Sorprese magari dal fatto di passare da lì tutti i giorni e non essersi mai accorti di questa peculiarità, o sorpresi di essere torinesi e non averne mai sentito parlare. La verità è infatti che, camuffata in modo armonico in mezzo agli altri palazzi del corso,  la Fetta di Polenta può passare inosservata.

Fetta di Polenta

Questo bizzarro palazzo ha una cosa fondamentale in comune con la ben più nota Mole Antonelliana: il progettista, Alessandro Antonelli. Si narra che il progetto e la realizzazione di questa casa siano il frutto di una sua scommessa. Dal momento infatti che il proprietario del terreno attiguo non aveva voluto venderglielo, lui volle dimostrare che era in grado di costruire un palazzo anche nella piccola porzione di sua proprietà. Nessuno infatti poteva credere che un edificio dalle dimensioni così improbabili potesse reggersi in piedi. Furono Antonelli stesso e sua moglie, Francesca Scaccabarozzi, nobildonna originaria di Cremona, dal cui cognome prende appunto nome il palazzo, i primi intrepidi che decisero di abitarvi. Nessun altro voleva  saperne di farne la propria dimora abitativa, proprio perché si trattava di un edificio che, per l’epoca, sfidava tutte le classiche regole in fatto di costruzione. Come si suol dire, furono persone di poca fede, perché la fetta di Polenta, grazie alle sue fondamenta molto profonde, sopravvisse  all’esplosione del Polverificio di Borgo Dora nel 1851 che lesionò molti edifici della zona,  al terremoto del 1887 che rase quasi completamente al suolo l’intero quartiere di Vanchiglia e ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Una curiosità: anche Nicolò Tommaseo, come ricorda una lapide, vi abitò e scrisse qui il suo “Dizionario della lingua italiana”.

Dopo aver visto diverse fasi storiche e dopo essere passata di proprietario in proprietario, sempre con la destinazione d’uso abitativo, oggi la Fetta di Polenta è adibita a casa-galleria. Le installazioni di arte contemporanea site al suo interno sono visibili privatamente.

Foto © Marco Anfossi
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