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Clandestina ma non nel cuore.

Questa è una bella storia. Una storia che nasce in una serata un pò surreale, come quelle che capitano sempre a me e alla mia amica Francesca quando usciamo. Come solo a Torino possono capitare.

Anni fa avevamo incontrato in un bar di Piazza Solferino una signora che prendeva un caffè tenendo al guinzaglio un’oca.

Questa volta, invece, siamo entrate in un ristorantino di San Salvario per caso, affamate, e abbiamo scoperto un mondo. Il ristorante si chiama Locanda Clandestina, ed è in via Baretti 16. Il mondo è quello di Silvana Perrone, che si è fermata al nostro tavolo e ci ha raccontato il suo impegno e quello di “Ariel”.

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Andiamo con ordine. Il ristorante (dove per la cronaca si mangia una carne divina e si è accolti come amici, con un bicchiere di prosecco appena entrati) prende il nome in un gioco di parole al contrario:  la locanda non è clandestina, ma alcune persone che ci lavorano hanno rischiato di esserlo. E qui entra in gioco Ariel: “L’isola di Ariel” è infatti una cooperativa sociale che da più di 20 anni aiuta persone con disagi mentali e da un po’ di tempo anche alcuni sfortunati che pur di sfuggire al proprio destino intraprendono un viaggio su barconi della morte. Silvana, nella sua casa sociale, li accoglie, gli ridà una dignità insegnando loro un lavoro o assecondando le culture e le competenze dei rifugiati, li aiuta ad integrarsi, li dona affetto. E la Locanda Clandestina  è  proprio uno dei modi per farlo.

Questa storia pochi la conoscono. E’ tipico di Torino: avere una grande cuore, insieme ad grande discrezione nel mostralo.

Ma la spiritualità e la solidarietà che da sempre caratterizza questa città (Cottolengo insegna) non vengono mai meno.

Silvana Perrone, insieme a Ilaria Macchiorlatti, ha scritto anche un libro che raccoglie le testimonianze di questi ragazzi, “La nostra Isola, i nostri sogni”. Vi invito a leggerlo.

La nostra Isola

Scritto da

Pubblicato il: 27 March 2014

Categoria: Scoperte

Letture: 3912

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