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Colore, arte e comunicazione: il mondo di Jins

A pochi passi dalla Mole esiste un luogo dove colore, arte e comunicazione si incontrano: il proprietario è Paolo Jins Gillone, artista, dj, creativo pubblicitario.

“Ho iniziato a disegnare fin da bambino ma, a differenza di altri bambini, ho continuato anche quando son diventato grande. Tutti disegnano da piccoli, è la nostra prima forma di espressione. I bambini si avvicinano all’idea di artista che ho io perché -anche se spesso inconsapevolmente – con il disegno raccontano le loro esperienze – o le loro fantasie – mentre non è detto che tutti i disegni degli adulti ci dicano qualcosa. Quello che normalmente ci rende artisti è raccontare ad un pubblico alcuni pezzi della nostra vita, oppure questioni personali che per noi sono di grande importanza”.

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Dopo il liceo, frequentando l’università, e al contempo una scuola di pubblicità , Jins decide di trasformare quello che era un divertimento in una professione: siamo alla fine degli anni ’80, gli anni della Milano da bere, Paolo si avvicina al mondo delle agenzie pubblicitarie dove la situazione era: “Una specie di catena di montaggio: non si utilizzavano ancora i computer e tutti i lavori erano eseguiti a mano.” Nel caso di Jins, un raf a pennarello dopo l’altro, tutto il giorno… durò poco.

Nel frattempo Jins lavorava anche come organizzatore di serate danzanti allo Studio2, discoteca culto di Torino: “ Ho cominciato a occuparmi della comunicazione e a disegnare flyer per le serate: ero libero di disegnare quello che volevo, a patto di comunicare al popolo della notte che il giovedì successivo ci sarebbe stata nuovamente un’altra serata. Disegnavo tutto a mano e ho cominciato ad affinare lo stile che adesso mi contraddistingue, una specie di disegno da bambino, molto comunicativo, quello stile semplice e minimale che poi è oggi il mio tratto distintivo.”

Allo Studio2, Jins inizia anche a “suonare” come dj nella sala al piano di sopra, trasformando per la prima volta in lavoro un’altra sua passione fin dall’infanzia: la musica. Negli anni a seguire una buona fetta dell’esistenza di Jins sara’ dedicata proprio alla musica, ai dischi, ai clubs e alla radio.

Il suo pubblico è quello delle serate, un pubblico al contempo limitato e vastissimo, gente della sua eta’, una piccola fetta della popolazione della città, che corrisponde però alla quasi totalità’ delle persone che formano la sua generazione: i ragazzi fra i 18 e i 25 anni che compongono il movimento notturno torinese.

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Nei primi anni 90′, Jins, non adatto al lavoro: “impiegatizio delle grandi agenzie pubblicitarie”, apre una piccola agenzia di creativi, proprio con uno dei soci delle serate in discoteca: “Lavoravamo tantissimo, all’inizio praticamente ci pagavamo solo l’affitto dello studio, e le 10 ore lavorative diurne erano dedicate al lavoro commerciale”.

E’ stato un atto quasi naturale ritagliarsi un altro spazio notturno (quando non era in giro per locali a metter dischi) per ricominciare a disegnare per se stesso. “Ho iniziato cosi’ a dipingere… oggi non ho tabù, posso utilizzare tutte le tecniche che voglio, utilizzando ad esempio pennarelli sulle tele, dipingendo interi muri, scrivendo, facendo musica o ideando un cartoon: quello che fa di me un artista è quello che dico attraverso quello che faccio, non certo la tecnica che utilizzo. A quei tempi invece ero poco più’ che un ragazzo, e nella mia ingenuità giovanile, l’artista era per forza il pittore munito di tela e pennello. Fu difficile, visto il mio stile formale, farmi accettare dal sistema come artista;spesso qualcuno diceva: ma questo è un fumettista!! Pazzesco no? Eppure Keith Haring era già  esistito, aveva avuto successo in tutto il mondo, ed era anche prossimo ad abbandonarlo a causa dell’AIDS.”

Jins comincia così a produrre quella serie di quadri che inizialmente l’hanno fatto conoscere. Protagonisti, i pesci, che diventeranno per qualche tempo la sua icona… potremmo considerarli come un tag che pero’ andava a finire in galleria invece che all’angolo di qualche strada.

Più o meno, la loro funzione era la stessa: farsi riconoscere. FISH=JINS©

Ma a Jins questo non bastava, e gli venne voglia di parlare d’altro: smise di dipinger pesci e cominciò a dipingere la vita. Quello stile minimale con cui disegnava pesci, deserti con piramidi, fiori, pianeti, cuori e pochi altri simboli ricorrenti si estese a tutto il rappresentabile, diventando un linguaggio.

“Conosco tanti artisti famosi che non comunicano un bel niente agli spettatori che osservano i loro lavori, meno ancora di quello che io raccontavo nei quadri della mia produzione giovanile (anche se piaceva a tutti), e che io stesso considero non pienamente lucida&consapevole, e quindi in fondo meno artistica. Questa questione, legata al Mercato dell’Arte, al Sistema dell’Arte Contemporanea, è difficile e lunga da spiegare cosi’ in poche parole… diciamo che quando un artista crea qualcosa che piace, che ha successo… allora inizia, spronato da qualche gallerista spregiudicato e dal mercato, a ripeterla all’infinito. A quel punto, quell’artista, diventato un produttore di oggetti sempre uguali, smette di raccontare e quindi di essere artista. A volte, il successo facile, veloce, in eta’ giovane e poco matura, può rivelarsi un’arma a doppio taglio: la notorietà’ non è’ il fine dell’Arte, può esserne una conseguenza, così come il guadagno del denaro.”

“I miei quadri di oggi valgono ben di più di quelli di un tempo , sono un artista migliore e non ho più  dubbi su ciò che è, o che deve essere, il mio lavoro artistico. Se tu sei un artista migliore, i tuoi quadri saranno più interessanti, e li venderai di più, perché comunicheranno di più.”

“Il fatto di guadagnare denaro, anche grazie al lavoro commerciale della pubblicità, mi rende più libero artisticamente. Il pittore che si guadagna la pagnotta esclusivamente con la vendita dei suoi quadri, rischia di inserire un fattore pesante nelle motivazioni che stanno alla base della sua pittura. In parole povere: se dipingo per mangiare o per mantenere la famiglia, che sono si due nobilissimi motivi (ma non bastano), non per questo sono un artista… al limite un padre o un professionista.”

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I lavori di Jins, pur opere di fantasia, nascono normalmente dalla realtà, da stimoli esterni, sia di attualità che culturali, dall’osservazione del mondo contemporaneo e mediatico.

Capita pero’ ogni tanto, che qualcosa venga alla luce anche solo per puro divertimento: “A volte faccio così: metto su un film che conosco a memoria e ne sento solo l’audio, (e’ il caso del quadro Taxi, nato dall’omonimo terzo film della serie francese, che vedete nell’immagine qui sopra), intanto sto lì a disegnare parti del film e parti nate dalla mia immaginazione sentendo i dialoghi. E’ un gioco, un divertimento, un ricordo grafico di una cosa vista o vissuta. Il film non è di grande importanza, né il disegno o dipinto che ne è scaturito, probabilmente non lo esporrò mai ad una mostra, pero’ mi son divertito, rilassato, e ho usato il mio tratto in maniera diversa da come son solito fare .”

Paolo utilizza anche altre tecniche per esprimersi: il video, l’animazione, il cartoon. L’ultimo cartoon prodotto da Jins con Juma Communication, e proiettato il giorno prima della fine del mondo, si intitola 12 steps until the end of the worldrealizzato con un episodio al mese per 12 mesi.

”Disegnato e scritto da me, ed elaborato con i ragazzi dell’agenzia con cui lavoro, abbiamo trattato uno per volta 12 argomenti reali per cui il mondo sta davvero per finire tragicamente – altro che profezia Maya. Riunendoli tutti, e aggiungendo un finale, è diventato il film completo che abbiamo proiettato la sera del 20/12/2012 a un pubblico di 300 persone. I cartelli finali dicevano: eccoci arrivati a stasera, se domani il mondo finisce, non ti sveglierai neanche…. sarai morto; se domani invece sarai ancora vivo e vegeto, tutto quello che hai visto stasera ti potrebbe essere utile”.

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Rimaniamo colpiti da un’opera dove è rappresentato Twitter, o meglio, un personaggio (BrunoVespa), che per Jins rappresenta il “twitter del potere”, uno dei megafoni attraverso il quale, in Italia, l’establishment di un certo potere economico e politico propaga il suo falso e insinuante verbo.

La domanda sorge spontanea : “C’è del social network nei tuoi lavori?”

“Direi piuttosto del contemporaneo, ci sono artisti con lavori molto più “social” del mio, lavori in cui il fatto di condividere con altri qualcosa, fa parte delle motivazioni che spingono gli stessi artisti a ideare e produrre quel tipo di lavoro. Certo è, che nei miei quadri, spesso si trattano questioni sociali poiché ci sono alcuni aspetti del modo di vivere contemporaneo che ci colpiscono tutti e quindi anche me.

Sono pienamente conscio del fatto che i social network stiano sostituendo i mezzi normali di comunicazione, cambiando il modo di parlare e di esprimersi di una intera generazione. Questo aspetto cambia anche il mondo, gli usi ed i costumi della gente e quindi la vita, opera degli artisti inclusa . Ci sono cose di cui non si può  fare a meno di interessarsi se si vuole capire un epoca.”

Ringraziamo Jins, riprendiamo l’ombrello, e usciamo dal suo mondo fantastico e al contempo reale.

Vi invitiamo a visitare il suo sito www.jins.it

A visionare i seguenti link video: (hey tu sono jins© e 12 steps until the end of the world)

 http://www.youtube.com/watch?v=FUd1v1jHSpA&feature=youtu.be

 http://www.youtube.com/watch?v=LppdCEw_1Ww&list=UUWkm-2l0ZXX2gJ-Qy813j2A&index=1

 E a tenere d’occhio gallerie e co per essere aggiornati sulle sue mostre.

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Pubblicato il: 26 November 2014

Categoria: Persone

Letture: 1924

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