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Donne ne #lamiatorino: ciclo di vita, fragole e panchine

Panchine rosse. Panchine rosse per i giardini, per i parchi, nelle vie de #lamiatorino. Panchine per ricordare, panchine per far sentire la propria voce, panchine per urlare la propria rabbia.

Anche nella Circoscrizione 3, il mio quartiere, le ritrovi. E guardarle mi fa pensare a quanto desidero farvi conoscere alcuni progetti fatti da donne, per le donne. Sono iniziative importanti che affrontano argomenti che trovano pochi spazi di condivisione, perché si occupano di aspetti che si tende a rimuovere e a non voler sapere.

PANCHINE ROSSE

Il progetto «Panchine Rosse» è stato lanciato nel 2014 dalla Circoscrizione 6, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza, con l’obiettivo di far riflettere la cittadinanza sulla violenza di genere e sul femminicidio durante tutto l’anno. Nel 2014 sono state installate le prime undici panchine in luoghi frequentati prevalentemente da donne e bambini come ad esempio i giardini pubblici. A giugno di quest’anno, grazie alla collaborazione con Coordinamento Pari Opportunità Slc-Cgil Rai Torino, è stato poi realizzato un flash mob “SEMIneRAI, la cultura contro la violenza” . Ad oggi altre Circoscrizioni stanno aderendo all’iniziativa, vedendo la creazione di molte altre panchine.

«Con questo progetto abbiamo voluto andare tra la gente per ricordare che la violenza di genere colpisce tutti i giorni, spesso tra le mura domestiche, e che anche amiche, parenti, vicine di casa possono essere le prossime vittime – spiega Daniela Todarello, coordinatrice della Commissione Cultura della Circoscrizione 6 – In particolare, la scelta di installare le prime undici nei giardini pubblici del territorio vuole ricordare che questo è un fenomeno che tocca da vicino anche e soprattutto i bambini, attraverso la violenza assistita, magari del padre che picchia la madre. La presenza delle Panchine Rosse costringe tutti noi a fermarci, a guardare, a ricordare, a non voltare la testa dall’altra parte: i pochissimi interventi di manutenzione effettuati in questo primo anno ci dicono che il progetto è rispettato e riconosciuto dagli abitanti del quartiere. Questo progetto non ha solo un valore simbolico ma fa parte di un impegno concreto a favore delle donne vittime di violenza: sempre come Circoscrizione abbiamo attivato da ottobre 2001 uno sportello di consulenza psicologico a cui tante donne in questi mesi si sono rivolte. E che evidenzia negli anni un incremento della presenza di giovani tra i 17 e i 25 anni. La presenza delle Panchine Rosse ci fa sentire meno sole e ci ricorda che esistono degli strumenti per combattere abusi e violenze».

Seguite il progetto sulla loro Pagina Facebook

FRAGOLE CELESTI

Fermata d’Autobus è un’Associazione Onlus, nata nel 1998 a Torino per iniziativa di un gruppo di professionisti (già fondatori della Comunità Il Porto, nel 1983), che si occupa del trattamento di soggetti adulti che presentano patologie psichiatriche associate a disturbi di dipendenza da sostanze.

Dall’esperienza clinica dell’équipe di lavoro, appare evidente la stretta correlazione esistente tra esperienze traumatiche del passato e manifestazione di disturbi piscologici di varia natura che spesso sfociano in disturbi psichiatrici e dipendenze da sostanze stupefacenti. Tale dinamica, sebbene interessi entrambi i sessi, sta assumendo dimensioni preoccupanti soprattutto nelle donne. È in questo scenario che, nel 2013, si inserisce nel circuito di cura di Fermata d’Autobus il progetto Fragole Celesti: una struttura residenziale per la cura ed il trattamento di donne vittime di abusi e maltrattamenti che hanno sviluppato fragilità psichiche e condotte di dipendenza da sostanze. «L’esperienza che si cerca di offrire è quella di un luogo protetto, di uno spazio “altro” in cui poter rielaborare i vissuti legati alle esperienze di sconfinamento del passato all’interno di un contesto curativo privo di oggetti distruttivi».

12647898_10207356488045701_1365432535_nVengono attivati diversi laboratori con le donne di Fragole celesti, come quello realizzato da Cristina Rossebastiano e con la supervisione pittorica di Sarah Bowyer. Attraverso l’utilizzo della creta sono state realizzate alcune opere artistiche con le quali le ragazze hanno potuto rappresentare la loro visione della vagina raccontando così la propria storia. Sarah Bowyer spiega «Il nostro intento era di lasciare che si esprimessero aiutandole tecnicamente. Battute e racconti che ne scaturivano non venivano commentati in chiave negativa, le risate si intrecciavano ai racconti del loro passato».Queste opere sono state esposte nel 2015 in una mostra presso l’Unione Culturale Antonicelli di Torino.

Prossimo appuntamento a Palazzo Barolo dal 4 al 28 Marzo 2016 con la mostra “Abusi. Testimonianze di una comunità terapeutica” frutto di una serie di attività laboratoriali avviate, a partire dal 2012 e tuttora in corso, entro il circuito di cura delle comunità terapeutiche di Fermata d’Autobus, in particolare, con le pazienti della comunità femminile Fragole Celesti.
La mostra si propone di dare evidenza all’evento traumatico, di rendere visibile abusi, maltrattamenti e violenze di genere in forma simbolica restituendo all’osservatore le esperienze dolorose di una vita.

 

LETWOMEN

Quando sono venuta a conoscenza di questo progetto ne sono rimasta colpita. Il tema del ciclo mestruale è ancora un tabù e sembra che debba appartenere solo alle donne. In realtà questo aspetto di vita femminile racchiude significati ben più importanti ed è per questo che ho voluto farmi raccontare da Federica Maltese, fondatrice di LetWomen, sul come e perché è nato il progetto:

venere-767x1024«LetWomen è un progetto nato nel 2015.  In realtà l’idea iniziale affonda le sue radici in tempi più lontani, quasi tre anni fa, con un post scritto un po’ per caso, un po’ per sfida in cui cercavo di spiegare alle donne cosa fosse una coppetta mestruale. Ora è diventato un tema più comune, ne parlano forum, blog e persino giornali, ma all’epoca era veramente un oggetto sconosciuto: mi sembrava assurdo però che le donne non concessero questo modo alternativo di vivere le mestruazioni, e così è nato quel post, e poi un altro, e un altro ancora. Alla fine ho coinvolto altre ragazze ed è nata una prima associazione. Il mondo delle mestruazioni acquisiva per me un significato nuovo: man mano che leggevo e mi informavo scoprivo che in molte aree del mondo un pacco di assorbenti costava quanto uno stipendio, con il risultato che le ragazze preferivano saltare giorni di scuola o di lavoro pur di non provare l’imbarazzo legato a quei giorni (quando per cambiarti sei costretta a usare vecchi stracci o persino carta da giornale). Da qui l’idea di realizzare dei kit di lavabili e proporli alle donne che vivono in contesti disagiati, in modo da far vivere il momento delle mestruazioni con dignità e serenità.

L’obbiettivo finale di LetWomen è quello di permettere alle donne (ad ogni donna!) di vivere nel mondo più sereno e confortevole il momento delle mestruazioni. Questo si realizza con una serie di incontri in cui parliamo dei metodi alternativi da usare durante il ciclo (coppette, assorbenti lavabili ecc..), chiariamo qualche dubbio, rispondiamo alle domande e nel frattempo, grazie al nostro speciale erbario, impariamo a conoscere le piante che possono aiutarci ad alleviare i dolori legati alle mestruazioni.  A Torino possiamo poi contare su una rete di volontarie che ci aiutano a cucire i kit di lavabili da distribuire alle donne che vivono in contesti disagiati, in Italia e all’estero. Abbiamo scelto di collaborare con altri enti non profit per meglio comprendere la realtà e la comunità in cui interveniamo. Dare un assorbente, infatti, è un gesto che ha mille implicazioni (sociali, culturali, emotive) e come tale deve essere inserito in un contesto attento e mai improvvisato. Infine, l’ultimo obiettivo, il più ambizioso, riguarda l’autoproduzione: lo scopo è quello di rendere autonome le comunità, producendo loro stesse i lavabili e possibilmente generando piccole forme di sostentamento. E’ un progetto ambizioso, ma fondamentale sia per creare un valore aggiunto sia per rendere davvero indipendenti le donne che sperimentano i nostri lavabili.»

Per saperne di più basta andare sul sito, http://www.letwomen.org/, o seguire la pagina Facebook.

Per concludere vi invito a visitare i diversi siti e pagine Facebook e scoprire come anche voi potete contribuire allo sviluppo di questi progetti.

A presto,

«Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.» (Denis Waitley)

Ringrazio enormemente la disponibilità di Daniela Todarello, Federica Maltese, Sabrina Caruso e Sarah Bowyer che mi hanno permesso con i loro contributi di realizzare questo articolo.

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Scritto da

Pubblicato il: 8 February 2016

Categoria: Percorsi, Persone

Letture: 2339

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One Response to Donne ne #lamiatorino: ciclo di vita, fragole e panchine

  1. Carla says:

    Grazie per l’articolo, ricchissimo di spunti!

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