MENU
Foto 1

EFFETTO EGIZIO

L’inaugurazione del Nuovo Museo Egizio (mercoledì 1° aprile 2015 ) proietta Torino sotto i riflettori delle più interessanti platee artistico-culturali a livello internazionale. Sono stati 5 anni di lavori, di aspettative, di attese, di impegno congiunto che sono, finalmente, terminati in uno spazio espositivo interamente rinnovato: 10.000mq di superficie, 4 piani di allestimenti, aule didattiche, biblioteca e altri interessanti servizi fruibili dal pubblico. Tecnologia e archeologia, storia e percorsi tematici saranno il filo conduttore di questo museo, fiore all’occhiello della città.

Museo Egizio

Ma c’è di più!

Torino non è solo la sede del Museo Egizio più importante e famoso al mondo, dopo quello de Il Cairo, la città, infatti, testimonia gli “influssi” di questa affascinante civiltà, in alcuni tratti interessanti. Pare essere solo una suggestiva leggenda quella che vede celebrare, nel 1454 a.C., la gesta di Thutmosi, figlio del faraone,  che approdò prima in Liguria, poi, varcando gli Appennini, si sistemò in una pianura solcata da un fiume, che ricordava non poco la sua terra di origine e fondò la città, che per molti, non era altro che Torino.

Era il 1454 a.C , ma la assoluta certezza storica non c’è. Eppure egli  divenne il simbolo di quell’ “egittologia” che da quel momento affascinò tantissimi altri studiosi, storici o semplicemente curiosi. Il barone Emanuele Filiberto Pingone (1525-1582) nel suo accurato compito di riordino sull’origine della dinastia sabauda, trovò pariticolari riferimenti di matrice egizia, che raccolse nella sua opera “Augusta Taurinorum”. Successivamente si arrivò addirittura a parlare di “egittomania”, perché la città divenne il punto di partenza per approfondimenti storici, artistici e letterari che la coinvolsero a 360°.

La casa del barone Pingone a Torino

La casa del barone Pingone a Torino

Ad oggi esistono “simboli” concreti che sembrano avvicinare Torino a quell’effetto egizio che si affaccia con discrezione nella nostra vivace quotidianità.  Gli obelischi, per esempio, sono uno degli elementi più caratteristici dell’architettura del popolo del Nilo. Ricavati da un unico blocco di pietra (monolito),  presentano una forma a tronco di piramide, stretto alla base e slanciato verso il cielo. Il significato “simbolico” che sembra vogliano esprimere è decisamente chiaro: essi rappresentano il Dio Sole, fonte di calore e della luce, che influenza le sorti dell’umanità intera.

A Torino, come in tante altre città al mondo, sono collocati due obelischi “locali”: quello di Piazza Statuto con un astrolabio posto in cima, che risale al 1808 e quello, forse, più conosciuto di Piazza Savoia, che celebra l’abolizione dei tribunali ecclesiastici e venne eretto nel 1853.

L'Obelisco di Piazza Savoia

L’Obelisco di Piazza Savoia

Si aggiungono alcune antiche testimonianze che ci provengono dalla Cittadella, dove si dice venne portata alla luce un’incisione  dedicata a Iside e altri frammenti, poi perduti, che avvicinavano la città alla terra delle piramidi.

Non sono pochi, gli appassionati di magia che identificano la stessa chiesa della Gran Madre come tempio dedicato proprio ad Iside, la più famosa divinità femminile di questa immensa civiltà. Se ti trovi a camminare per Torino con il naso all’insù, non possono sfuggirti certi particolari che suscitano curiosità e stupore.

Foto 1

Mi riferisco in modo specifico a stucchi e decorazioni che dai balconi di alcune abitazioni in stile liberty, mostrano, senza indugio, statue e sfingi o forme indefinite che possono essere ricondotte a quella cultura, sempre più presente in città. Un esempio curioso è il batacchio di un portone in legno, che si trova in via Fratelli Calandra 4.

Batacchio Via Fratelli Calandra

La dimostrazione che questo interesse viscerale, questa influenza egizia, questo desiderio di cogliere la magia nei dettagli, resiste a discapito del tempo. Ultima, non meno importante, è l’attenzione posta all’arte funeraria, nella costruzione di tombe che sposano, architettonicamente parlando, il simbolismo di questo popolo del passato. Il Tempio crematorio del Cimitero monumentale, costruito intorno al 1888, esprime, secondo l’antropologo Massimo Centini,  nella “struttura portante della piramide”,  un “simbolo di morte e di rinascita”. Ancora una volta Torino è al centro di dinamiche affascinanti, di ipotesi, miti, progetti e costruzioni di ieri e di oggi, che le regalano quell’indiscussa visibilità e quel fascino delicatamente insolito.

Articolo Precedente:
Articolo Successivo:

Scritto da

Pubblicato il: 2 April 2015

Categoria: Percorsi, Scoperte

Letture: 2332

, , , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>