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Disegno di Erika Samsa

HONOLULU… ARRIVOOOOO!!!!!

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Pensando all’avventura di Simona Mirano mi viene in mente Mago Merlino che scappa a Honolulu. Lei invece si è preparata per questo viaggio, a lungo e non senza difficoltà.

Simona è un’amica di una mia amica. Una di quelle persone di cui senti parlare per tanto tempo e alle quali ogni tanto pensi – pur senza conoscerle – perché qualcosa nella loro vita ti ha colpita.

Nel caso di Simona è andata proprio così. La nostra comune amica Laura mi ha raccontato un sacco di cose di lei: che si sono conosciute sul lavoro, che è di Torino ma vive a Milano, che fa un lavoro interessante. Ma quello che davvero mi ha colpita è che Simona, senza aver mai corso o fatto sport a livello agonistico, a 44 anni ha deciso di correre la maratona di Honolulu. E per raccontare questa impresa ha aperto un blog: My road to Honolulu.

My road to Honolulu_testata

Ho conosciuto Simona a metà della sua impresa in occasione di un pranzo insieme alla nostra comune amica. E così ho scoperto questa avventura: “Questa è la storia di un’Impresa: partecipare, e soprattutto terminare, la maratona di Honolulu del 13 dicembre 2015”.

Simona, com’è nata questa folle idea?

L’idea è venuta a Fabio, mio marito. Aveva appena corso la sua prima maratona a Milano e stava cercando un luogo dove correrne un’altra. Ha scoperto l’esistenza di quella di Honolulu a dicembre e quando ha visto che non aveva limiti di tempo (di solito le maratone hanno un tempo limite di 6-7 ore) ha avuto la folle idea di propormi di farla con lui, correndola insieme al mio ritmo. La scusa era che sarebbe stato un bel modo di festeggiare il nostro decimo anniversario di matrimonio che correva proprio in quel periodo. E dopo aver preso contatto con un personal trainer per capire se era fattibile, io ho avuto la folle idea di accettare.

Quando e con quale intento è nato il tuo blog?

La decisione di partecipare alla maratona ha rivoluzionato la mia vita: non facevo sport da tanti anni, ero in forte sovrappeso, fumavo. Quindi ho fatto tanti cambiamenti e il blog è nato quasi subito per la grande voglia che avevo di condividere la mia esperienza con le persone che mi conoscevano e raccontare anche a quelli più lontani cosa avevo deciso di fare e come questo stava cambiando la mia vita.

Ci sono diversi personaggi nel tuo blog. Ce ne parli?

In sostanza sono 4. Ho deciso di usare soprannomi che raccontassero in una sola parola il loro spirito. Quindi c’è Invasato, mio marito, fanatico dello sport in ogni sua forma. Aguzzino, il personal trainer che mi ha allenato. Nazista, il dietologo intransigente. E poi ci sono io, non mi sono data mai un soprannome ma ora potrebbe essere Finisher!

Sono morta dal ridere con le tue descrizioni dei diversi tipi di runner. Quali sono?

Ne ho classificati 4 tipi: il serio (Cursos Admirabilis) è il runner che non senti arrivare: il passo è felpato, non ha fiatone, senti solo una scia di aria accanto e in un attimo il runner serio sta già macinando metri di vantaggio davanti a te. La sua corsa è regolare, precisa, la postura perfetta. Non corre: è lui la corsa. Il tecnico (Cursos Ornatus), è il runner che fa della corsa una questione di equipaggiamento tecnico. Nulla è lasciato al caso: cappello, maglietta, shorts, calzini, scarpe e, ebbene sì, mutande, sono in tessuto supertecnico, rigorosamente con inserti catarifrangenti, antivento ma traspiranti. Il tecnico non corre: performa, anche grazie al cardiofrequenzimetro, il GPS, e altri giocattoli tecnologici. Il figo (Cursos Ostentans)  uomo o donna, è il runner bello, e lo sa. Non corre, fa guizzare i muscoli. Non suda, brilla. L’abbigliamento è curato, nessun dettaglio è lasciato al caso: dalla lunghezza della barba che dice “non seguo le mode, le faccio”, ai capelli che anche sudati cadono in maniera graziosa sul volto; dal colore dei lacci che fa pendant con l’ elastico dei capelli, al trucco waterproof. Infine il principiante (Cursos Fatigans) che più che correre arranca disperato e che riconosci dall’espressione stravolta e disperata del volto. Io ovviamente ero in questa categoria, poi dopo l’infortunio alle ginocchia sono diventata una diversamente runner (Cursos Ambulantis).

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Qual è stato il momento più difficile di quest’avventura?

Sicuramente quando le cartilagini delle ginocchia si sono infiammate e l’ortopedico mi ha detto che non avrei potuto correre né fare lunghe camminate per quasi due mesi. Per un momento ho temuto di dover abbandonare il mio progetto. Ma ho continuato con gli allenamenti di rinforzo muscolare e appena ho potuto ho ricominciato a fare le mie lunghe camminate.

E quello più bello?

Ce ne sono stati tanti. Quello che ricordo con più piacere è l’ultimo allenamento, in cui abbiamo percorso 32,5 km lungo le piste ciclabili del Po, camminando in compagnia di amici che hanno deciso di accompagnarci. In quell’allenamento per la prima volta la speranza di farcela è diventata la certezza di farcela e ho capito che il mio corpo era pronto per l’impresa.

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Foto: Alessandro Di Noia

E poi arriva il 13 dicembre 2015, giorno della Maratona di Honolulu. Com’è andata?

È stata un’esperienza fantastica. Eravamo in 33mila, un numero impressionante. La parte più bella è stato l’entusiasmo delle persone, sia dei runner sia dei cittadini di Honolulu che ci hanno sostenuto durante l’intero percorso. È stato come partecipare ad un’enorme festa. Percorrere i 42 km non è stata un passeggiata. Eravamo fisicamente preparati ad affrontare la fatica e il dolore che camminando molte ore irrimediabilmente arrivano. Il vero scoglio è stato il caldo, ma neanche quello ci ha fermato. E il momento dell’arrivo è stata una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Ero riuscita a raggiungere un obiettivo per me pazzesco.

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E poi ancora una sorpresa: la rivista Correre vi ha inseriti nel numero di Febbraio con un articolo dal titolo “Camminare la maratona: si può!”. Com’è successo?

Il giornalista Daniele Menarini nel leggere la classifica degli italiani che hanno corso una maratona nel 2015 si è incuriosito vedendo che io e mio marito eravamo ultimi con un tempo lunghissimo (8h e 48’) e ha pensato che potesse esserci una storia dietro. Così ha contattato Fabio e quando ha sentito la nostra storia ha voluto che questa fosse nell’editoriale del numero di febbraio, che è dedicato alla maratona e che promuove l’apertura della maratona ai camminatori anche in Italia.

Correre

Ora che sei giunta alla fine di quest’avventura continuerai ad allenarti? Ovvero, senti di essere diventata un po’ “Invasata” anche tu?

Invasata forse no, ma quando si entra nel tunnel dello sport è difficile uscirne. Non so ancora quale sarà la prossima meta, ma preparami per la maratona non è stata solo una questione di allenamento fisico. È stata una riscoperta delle mie capacità di resilienza e determinazione. Ho riscoperto la gioia di prendermi cura di me stessa e del mio corpo. Quindi Honolulu è stato solo l’inizio. Pare che in Giappone tutte le maratone siano senza limiti di tempo… :-)

La redazione de #lamiatorino, anche quest’anno, con grande piacere partecipa con le sue donne all’evento di #justthewomaniam #ognidonnavale, la maratona dedicata alle donne a sostegno della ricerca universitaria sul cancro! Contribuiremo raccontando l’anima più femminile della nostra meravigliosa città e non mancheremo all’appuntamento di domenica 6 marzo. Intanto seguite il progetto su www.torinodonna.it

Un grande grazie a Simona Mirano per ques’intervista. Ecco qualche info in più su di lei.

Sono nata e cresciuta a Torino, e dopo aver vissuto e lavorato in Spagna e Svizzera ora vivo a Milano dove lavoro come formatrice e consulente. Amo viaggiare e andare lontano a incontrare culture diverse. E amo tornare a Torino ogni volta che posso, a riscoprire le mie radici. 

Scritto da

Pubblicato il: 15 February 2016

Categoria: Persone

Letture: 2050

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