MENU
nietzschedef

La Torino di Nietzsche.

Di Nietzsche a Torino si ricorda solo l’aneddoto – mitizzato – della sua follia: il 3 gennaio 1889 vedendo un cocchiere frustare il cavallo, si gettò ad abbracciare l’animale. Qualche giorno dopo, l’amico Overbeck venne a prenderlo per portarlo a Basilea dove verrà ricoverato in una clinica per malattie mentali.

Ma cosa era accaduto nei mesi precedenti?

Il filosofo, dopo un piacevole soggiorno in primavera, era tornato a Torino nel settembre 1888 in cerca di un clima migliore per la sua salute – fisica e psichica – già compromessa. La città lo entusiasmava: magnifica, dignitosa, con una quiete aristocratica; valeva la pena vivere a Torino – scriveva -, sotto tutti gli aspetti.

Dal 27 settembre 1888 al 6 gennaio 1889 scrisse numerose lettere  (Lettere da Torino, ed. Adelphi) che testimoniano la sensazione di benessere che la città spandeva su tutte le cose, anche sull’anima di Nietzsche.

letteredatorino

 Torino fu un  balsamo per la sua anima. Nei mesi che vi trascorse, la primavera e poi l’autunno, quando la città sembrava fatta d’aria, i pensieri tristi erano scivolati via.

Nietzsche respirava, finalmente, e lavorava sodo (tra il maggio 1888 e il gennaio 1889 scrisse Il caso Wagner, Crepuscolo degli idoli, L’anticristoEcce Homo, Nietzsche contra Wagner e i Ditirambi di Dioniso).

L’autunno, puro e luminoso. rappresentò il momento della sua grande vendemmia:

Tutto mi diventa facile, tutto mi riesce, anche se difficilmente qualcuno ha già avuto per le mani cose tanto grandi.

Il filosofo aveva trovato alloggio in via Carlo Alberto al numero 6, nell’appartamento dei coniugi Fino che avevano una rivendita di giornali nella vicina piazza.

casan

casan1

Si affacciava alla finestra della sua camera e vedeva il sole, Palazzo Carignano e piazza Carlo Alberto e, in lontananza, le montagne. Mentre lavorava, la musica della Galleria subalpina si arrampicava dentro la sua stanza.

Poi usciva, a vivere la città: le passeggiate al Valentino, gli sguardi delle belle dame sotto i portici, le librerie, il Po, i teatri; tutto era benefico. La città era un quadro luminoso, un Claude Lorrain permanente.

Il simbolo della città, la Mole Antonelliana, gli ricordava le altezze – libere, scandalose, profetiche – della sua filosofia:

L’edificio più geniale che forse sia mai stato costruito  [...] in virtù di una spinta assoluta verso l’alto – non rammenta niente di simile eccettuato il mio Zarathustra. L’ho battezzata Ecce Homo, e mentalmente l’ho circondata di un enorme spazio libero.

Nietzsche era goloso, pranzava ogni giorno in trattoria: maccaroni, carni tenere e manciate di grissini.

Che cucina coscienziosa, accurata, persino raffinata! Finora ignoravo cosa fosse un buon appetito.

Camminava, solitario, e poi andava nei caffè letterari. Seduto tra i tavolini del Fiorio assaggiava gelati, spumoni e cioccolata calda.

fiorio

Torino era una meraviglia, e i torinesi erano ospitali:

Vengo trattato come un principe – e forse lo sono. -

Tutto sembrava essere tornato al posto giusto, l’appetito, la creatività, il buon umore, quando, d’improvviso, le lettere si fanno vertiginose, enigmatiche. Si firma Il Crocefisso, Dioniso; scrive che sarebbe stato molto più volentieri professore a Basilea piuttosto che Dio.

Il filosofo è altrove, oltre la sua amata Torino, oltre se stesso.  È quello il suo destino, come sarebbe diventato ciò che era:

Il fatto che io non sia un uomo, bensì un destino, non è una sensazione che si possa comunicare.

Scritto da

Pubblicato il: 10 March 2014

Categoria: Scoperte

Letture: 6368

, , , , ,

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>