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Merenda Reale, un tuffo nel passato per un’esperienza di gusto

merendareale_700_1Luci soffuse, poltroncine imbottite e argenterie ben lucidate ci accolgono alle 16,00 di un freddo pomeriggio di dicembre. I piccoli tavolini tondi sono pronti a far da base per le alzatine colme di biscottini e per le tazze di porcellana. I camerieri in guanti bianchi sfilano silenziosi ai bordi della sala. Tutto è pronto per la Merenda Reale.

La cioccolata calda arriva a Torino verso la fine del XVI secolo con la principessa spagnola Caterina Micaela d’Asburgo, giunta alla corte sabauda per sposare Carlo Emanuele I, con al seguito una molina, domestica appositamente incaricata di preparare la preziosa bevanda ritemprante e corroborante.

Un tempo preparata solo con cacao e acqua bollente, senza latte, la cioccolata di salute viene introdotta come una medicina; sono diversi i  luminari della scienza medica che le attribuiscono diverse proprietà curative, tra cui quella di curare la gotta, ridurre la miopia ed aiutare nelle “fatiche d’amore”.

Il rito vero e proprio nasce nella Corte e nei salotti nobiliari sei e settecenteschi, e si perfeziona fino alla fine del XVIII secolo, quando la merenda arriva a protrarsi per tutto il pomeriggio e la sera.

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In Avvento e in Quaresima ci si limitava alla sola cioccolata, definita da una Bolla papale bevanda e non cibo e quindi non passibile di rompere il digiuno, purché fosse preparata secondo alcune dosi precise di cacao, acqua e zucchero. Negli altri periodi dell’anno erano consentiti e consigliati i biscotti d’accompagnamento, definiti bagnati in quanto inzupparli era non eccezione all’etichetta, ma la regola!

La tazza si reggeva con la mano sinistra e la destra intingeva nella densa bevanda piccole delizie, create apposta per scomparire nelle boccucce aggraziate delle nobili dame. Alcuni biscottini erano stati inventati dai cuochi di corte, come nel caso dell’amaretto, preparato con un numero preciso di mandorle dolci, amare e armelline dal pasticcere Moriondo; altri erano desunti dalle tradizioni dei paesi delle vallate alpine, come nel caso dei torcetti; altri ancora erano “dolci di risparmio”, come le meringhette, nate per utilizzare gli albumi avanzati da altri dolci in cui si utilizzavano solo i tuorli. Ancora non potevano mancare piccole miniature di dolce, come le bignole o i baci di dama, che si potevano mangiare in un solo boccone, senza troppe briciole né spalancando eccessivamente le eleganti boccucce. I più antichi, arrivati fino ad oggi, restano i savoiardi, asciutti e caratteristici biscotti da inzuppo.

La carrellata si concludeva con i torroni e i diablottini, i primi cioccolatini della storia.

E poi…si ricominciava da capo, fino a 10 tazze al giorno erano consentite senza che si rischiasse di passare da ingordi.

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Ora il rito rivive.

La Merenda Reale Settecentesca è normalmente disponibile ogni weekend nella caffetteria di Palazzo Reale, in quella di Palazzo Madama, alla Venaria Reale e al Castello di Rivoli, cioccolata e bagnati a soli 10 € a persona.

Per chi non se la sente di viaggiare così indietro nel tempo c’è un’altra versione della merenda d’antan: la Merenda Reale Ottocentesca, revival della tradizione del Bicerin torinese, anche questo proposto con un vario e goloso assortimento di accompagnamenti da intingere e inzuppare: chifel, bicciolani, democratic, parisien, biscotto Garibaldi ed altri, a 12 € a persona.

Tutti i locali che la propongono li trovate qui.

Durante le feste natalizie, dal 19 dicembre al 10 gennaio, la Merenda Reale si svolge tutti i giorni ed è una pausa perfetta tra le corse frenetiche dello shopping natalizio, ma anche un bel modo, un po’ fuori dagli schemi, per incontrarsi e scambiarsi gli auguri.

È anche diventata una simpatica idea regalo, acquistabile anticipatamente presso gli esercizi che la propongono.

[Merenda Reale]

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Pubblicato il: 18 December 2015

Categoria: Assaggi, Eventi, Scoperte

Letture: 1925

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One Response to Merenda Reale, un tuffo nel passato per un’esperienza di gusto

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