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Serie limitate dalla città industriale: la moda secondo serienumerica.

Quando sono entrata nell’atelier di serienumerica per un workshop di Voce del Verbo Moda, sono rimasta subito affascinata da un’enorme doppia borsa di pelle appesa vicino all’ingresso. Ma a colpirmi è stato soprattutto il laboratorio! C’erano ovunque abiti e maglie dal taglio essenziale, che giocavano con le proporzioni e le asimmetrie, e al centro un grande tavolo da lavoro su cui Stella Tosco avrebbe poi tagliato “in diretta” un gilet di pelle, uno dei capi della nuova collezione. Ci sono voluta tornare una seconda volta e così ho potuto conoscere meglio Stella e Maria De Ambrogio, le due stiliste dietro la (ri)nascita di serienumerica.

Sì, perché Maria mi ha spiegato che tutto è nato molti anni fa da un negozio, che lei e una sua collaboratrice avevano aperto per esporre i loro abiti. “Poi mi sono presa una pausa”, ha continuato Maria, “e sono andata a insegnare allo IED. È lì che ho conosciuto Stella; era la più brava tra le mie studentesse! Così le ho proposto di lavorare con me e riaprire serienumerica, e lei ha accettato”.

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Foto: Stefania Bonatelli

Se Maria aveva dalla sua parte l’esperienza, Stella contribuiva con la passione; è stata quest’ultima infatti a spingerla a lasciare Vienna, la città dov’era cresciuta, per andare allo IED e a studiare materialmente ogni passaggio della produzione di un capo. Come lei stessa mi ha spiegato: “Molto l’ho imparato lavorando. Per esempio, c’era questo anziano signore che faceva le borse per le grandi case come Borbonese: quando andavo a casa sua, gli chiedevo se potevo sedermi vicino e osservarlo mentre lavorava, e ogni tanto gli facevo qualche domanda. È stato lui a insegnarmi i segreti per lavorare la pelle”.

L’approccio artigiano, d’altronde, è proprio nelle corde di serienumerica. Non solo Stella e Maria si appoggiano ad artigiani e laboratori per la produzione, ma da quando è cominciato tutto, quattro anni fa, sono sempre andate avanti step by step, costruendosi una base un poco alla volta. E ora quella che le segue è una clientela molto fedele, che ama un brand così caratterizzato dalla ricerca e dalle collezioni sempre molto compatte e studiate. A ispirarle ogni volta è lo scambio continuo di idee, già dalla loro prima collezione di cinque borse in pelle nate da una frase di Maria (“Sai, ho visto delle doppie borse…”) e l’apertura a nuove esperienze, che con l’ultima collezione le ha portate a utilizzare per la prima volta le stampe: “Con Daniele Galliano abbiamo realizzato dei capi a fiori” racconta Stella, “è stata la prima volta che ho lavorato con le stampe e mi è piaciuto tantissimo!”

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oto: Ivan Cazzola

 

Ora che la collezione ha preso il volo, quali sono i progetti per il futuro?

“ Adesso ci sarà una riprogrammazione, un reset” mi spiega Stella. “L’ultima collezione si è ingrandita parecchio, siamo arrivati a una quarantina di pezzi, e ci piacerebbe tornare alla compattezza delle prime produzioni. E sicuramente avremo altre collaborazioni: già adesso siamo in contatto con un artista di New York”. Più che un reset, allora, è un ritorno alle origini! E a proposito di origini, un’ultima domanda: com’è nato il nome “serienumerica”?

A rispondermi questa volta è Maria, la fondatrice: “È stata proprio Torino a suggerircelo. Qua c’erano la Fiat e la lavorazione a serie delle auto; noi invece abbiamo sempre voluto proporre serie limitate, numeriche appunto”. Non sono proprio questa cura e attenzione, in fondo, che tutti i loro clienti apprezzano?

La loro ultima collezione vi aspetta da Antonioli, in Piazza Carlo Emanuele II 19 a Torino.

 

 

Articolo scritto da Bianca Bressy

“Una parola per definirmi? Entusiasta! Sono convinta che ci sia meraviglia ovunque, e tutto quello che desidero è scoprirla e darle espressione. Amoleggere, essere ispirata e imparare qualcosa di nuovo ogni settimana. Torino fa da base, da dove parto per tutte le avventure, ma è anche l’unico luogo che posso davvero chiamare “casa”. Sono una traduttrice sulla carta e una storyteller appassionata nell’anima.”

 

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