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TINISSIMA. Dimmi chi sei e ti dirò se ti piacerà la mostra di Tina Modotti a Palazzo Madama.

Dopo avervi svelato alcuni tips&tricks per dare l’impressione di sapere tutto ma proprio tutto sui Pre-Raffaelliti, ora è la volta di introdurvi al personaggio, senza dubbio affascinante, di Tina Modotti, a cui è dedicata una mostra a poche centinaia di metri da quella dei già citati Pre-Raffaelliti, in Piazza Castello.

Se per voi Tina Modotti è solo la sala piccola dell’Hiroshima Mon Amour, bè, si vede che siete di Torino. Ma non è per questo che Palazzo Madama ci ha allestito su un’intera retrospettiva, visitabile fino al 5 ottobre nella Corte Medievale, ormai luogo d’elezione per le mostre fotografiche.

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Andare o non andare a vederla? La risposta, come sempre, è dentro di voi. Per questo ho deciso di non raccontarvi le mie impressioni, ma di chiedere a voi che tipi siete, in modo da capire quale interesse potrebbe suscitarvi un’omaggio a Tina Modotti, che è molto più di una fotografa.

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–         se siete una donna, non potete non invidiare Tina Modotti.
Con quello sguardo magnetico e il fascino esotico (pur essendo friulana), Tina ha sedotto gli States in qualità di modella, attrice, musa. Si è fatta fotografare nuda dall’amante Edward Weston, mostrando al mondo, con grande spontaneità, un fisico niente male (e niente depilazione all’inguine). Per questo motivo, come potete immaginare, è stata accusata delle peggio cose. Ma Tina nel ruolo di bella statuina ci stava stretta, e voleva passare dall’altro lato dell’obiettivo. Così ha iniziato con composizioni di fiori ed elementi architettonici e poi ha continuato con i ritratti, meglio se di fieri messicani simbolo della rivoluzione. Nelle pause dal suo ruolo di attivista politica, ha inanellato una collezione di amanti niente male: date un’occhio al ritratto di Julio Antonio Mella, caliente rivoluzionario cubano. C’è  da dire, però, che la ragazza era anche un po’ sfortunata e la storia non ebbe quello che si dice un happy ending, visto che Mella fu assassinato mentre passeggiava al suo fianco (e Tina lo fotografò sul letto di morte, bello come un adolescente addormentato). Inutile dirvi, anche qui, che questo tourbillon di relazioni da un lato ha contribuito a creare il mito della pasionaria, dall’altro le ha attirato non poche critiche, tanto negli ambienti più convenzionalmente borghesi quanto fra la rigida nomenklatura di partito.

Comunque, Tina è stata una donna libera, seducente, affermata sul lavoro e con una vita sentimentale tutt’altro che noiosa: per essere una ragazza degli anni ’20, direi che ha molto da insegnarci.

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–         se siete di sinistra, Tina Modotti è un riferimento imprescindibile.

Tina non è solo un artista, è uno dei simboli del Messico rivoluzionario degli anni ’20, lo stesso di Frida Kahlo e Diego Rivera (pare anzi che i due si siano conosciuti proprio a casa sua). Trasferitasi da Los Angeles a Città del Messico solo per scoprire che suo marito era appena morto di vaiolo (ma tanto lei usciva già con Weston), Tina visse qui i suoi anni migliori. Entrò presto in contatto con l’ambiente  bohemien, artistico, rivoluzionario e comunista della città e  ci si buttò dentro a capofitto. Pino Cacucci, nel libro intitolato non a caso “Tina”, ci dà una descrizione vibrante di questa fase della sua vita, un carosello inebriante di arte, rivoluzione e passione, tra notti interminabili e tequila a fiumi.

Iscritta al Partito Comunista e attivista politica e ben consapevole della forza propagandistica delle immagini, la Modotti per raccontare la rivoluzione scelse i particolari: mani di operai appoggiate su un badile, composizioni di falci martello e sombrero che sono grafica pura, popolane altere astutamente immortalate con inquadratura leggermente dal basso.

–         se amate viaggiare, vi rispecchierete nella sua vita vagabonda

Nata a Udine, emigrò diciassettenne a San Francisco per seguire il padre. Si trasferì poi a Los Angeles e in Messico per raggiungere il marito Robo (quello morto di vaiolo). A Città del Messico visse e amò senza risparmiarsi, e fu infine esiliata perché accusata ingiustamente di aver partecipato all’attentato al presidente. Riportata forzatamente in Europa, si stabilisce in Russia, dove è ormai totalmente integrata nel sistema stalinista. Effettua operazioni segrete in giro per l’Europa, è in Spagna durante la Guerra Civile insieme a Vittorio Vidali, spietato agente segreto sovietico autore di non poche “epurazioni”. In questi anni, incapace di opporsi alla strategia del terrore di Stalin, la sua vitale passione si spegne lentamente: Tina smette di fotografare, ammutolisce, si rassegna alla violenza che la circonda, pare congelare i suoi sentimenti, sempre troppo scomodi per i tempi.

Tornerà infine in Messico, straccerà la tessera di un partito che ormai non ha più nulla a che vedere con gli ideali di un tempo, e qui morirà dentro a un taxi, probabilmente vittima lei stessa di un’epurazione politica.
Non una vita da poco, per un’epoca in cui molte donne al massimo si trasferivano nel paesello del marito, e non è un caso che il bel Juan Antonio l’avesse soprannominata Tinissima.

 

Vi siete appassionati alla vita della Modotti e non vedete l’ora di vedere le sue fotografie? Bene.

Se invece siete un uomo che ha votato Lega Nord e per voi il Messico è solo una squadra di calcio eliminata ai quarti di finale, allora – quando arrivate in Piazza Castello – potete benissimo proseguire il vostro giro in centro scegliendo tra via Po, via Garibaldi o via Roma senza alcun rimpianto!

 

http://www.palazzomadamatorino.it/mostra.php?id_evento=226

 

 

Articolo scritto da Paola Sereno

“Vivo in una mansarda a Torino con 1 fidanzato e 2 gatti (non viceversa, purtoppo!). Di lavoro faccio la content manager, qualunque cosa questo voglia dire, nel tempo libero twitto, scrivo e faccio sport. Quando posso me ne vado, ma poi torno sempre.”

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Pubblicato il: 11 July 2014

Categoria: Eventi, GuestPost

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