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Vanchiglia: 9,63 km quadrati di storia e storie.

Dal 1995 vivo in uno dei quartieri storici di Torino che in piemontese viene chiamato Borgh Vanchjia e meno male che bisogna solo scriverlo e non leggerlo altrimenti per me siculo sarebbe una tragedia .

Appartiene al quartiere anche la zona detta Vanchiglietta, urbanizzata di recente ma non per questo centro vitale del quartiere.

Due fiumi caratterizzano questa zona ed esattamente la Dora Riparia e il Po, senza dimenticare il Parco Colletta che si trova all’interno del comprensorio. Proprio la presenza di questi due fiumi potrebbe essere motivo del nome del quartiere che sembra prenda origine dal termine popolare vengh che significherebbe fango o almeno cosi si narra.

Scorrendo nella storia artistica in effetti alcuni posti del quartiere sono molto legati alla mia infanzia come la casa di Largo Montebello 38 dove la tradizione vuole che abitasse Eugenia Barruero, colei che ispirò De Amicis nel personaggio della maestrina dalla penna rossa del capolavoro “Cuore” ed il destino moderno vuole che a pochi metri adesso si trovi un discount ultima maniera che forse alla maestrina avrebbe fatto molto comodo ai tempi.

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Proseguendo per via Bava , esattamente al civico 26 bis, sorge la casa in cui abitava uno dei più popolari vanchigliesi: Fred Buscaglione.

Saranno queste contaminazioni che forse fanno di questo quartiere quello oggi tutti chiamano Il Village , con una serie di locali tra bar, ristoranti etnici e non, che movimentano la movida di Vanchiglia. Ed ecco che eventi come la LOVnight  trasformano il quartiere in una stanza delle meraviglie.

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La cosa curiosa e bella che potuto notare in questi anni di residenza è che gli abitanti dimostrano in queste occasioni un attaccamento particolare verso il quartiere in cui vivono.

Ed ecco l’esplosione di negozi, botteghe , laboratori,mostre , performer che trasformano tutto in una ambiente magico che va oltre al parcheggio in doppia fila, al rumore del tram che passa ogni 10 minuti sotto casa, al quotidiano alzare e abbassare la serranda di ogni singola attività commerciale.

Tutto così magico come la scritta che campeggia sulla serranda di un piccolo negozio di via Balbo che ripara bici e che recita cosi “Sono andato in Messico, ma tranquilli non mi sono arricchito aggiustando bici. Se volete potete rivolgervi da…..rientrerò presto”.

Ecco questa è la magia di 9,63 km quadrati di vita, conditi dai ritmi quotidiani dove dal macellaio, al ciabattino, alla lavanderia, alla pasticceria, tutti conoscono tutti e tutti si impegnano a fare diventare più colorato il loro Village, anche a costo di chiamare un bar “Doppia fila” tanto le macchine ormai parcheggiano così.

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Un percorso di conoscenza turistica non deve fermarsi alla Fetta di Polenta, alla Chiesa di Santa Giulia, al Campus Einaudi, tutto questo è ben indicato e lo si trova con un clic, ma deve andare oltre fino alle radici di chi vive il quartiere e lo rende vivo, colorato come la penna della maestrina ed istrionico come Fred…questa è Vanchiglia.

 

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Pubblicato il: 11 March 2015

Categoria: Percorsi, Scoperte

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