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Villa della Regina vista da centro città

Villa della Regina: un gioiello tornato a splendere.

Qualche tempo fa ho scritto di uno di quei “tesori sommersi” di Torino, ovvero una di quelle attrazioni che, a mio avviso, sono sottovalutate e meno conosciute di altre: la fetta di Polenta. Oggi vi parlo di un’altra perla torinese che forse, ultimamente, sta iniziando ad essere più spesso inserita negli itinerari che i turisti compiono quando si recano a Torino, ma alla quale ancora non è stato attribuito il giusto valore, sia dai turisti che dai torinesi stessi: parlo di Villa della Regina. Io stessa ammetto di averla visitata per la prima volta 2 anni fa.

Vista di Villa della regina

La colpa però non è tutta da attribuire a noi torinesi che è vero che spesso, un po’ come i cittadini di qualunque altra città, andiamo a caccia di bellezze in giro per il mondo sottovalutando ciò che abbiamo a 2 passi da noi, ma in questo caso abbiamo un’attenuante in più. Questa attenuante è da ricercarsi nella difficile storia di questa villa che fa parte delle Residenze Sabaude in Piemonte e che, proprio per questo motivo, è riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità Unesco. Villa della Regina fu progettata intorno al  1615 dallo stesso architetto che progettò il Palazzo Reale, Ascanio Vitozzi. Già i primi passi di realizzazione di quest’opera si dimostrarono difficoltosi poiché l’architetto morì lo stesso anno dell’inizio dei lavori che furono quindi seguiti e portati a termine da 2 altri architetti, Carlo e Amedeo di Castellamonte. A commissionare la realizzazione di questo edificio fu il cardinale Maurizio di Savoia che, rinunciando ai voti, sposò successivamente la nipote Ludovica Maria di Savoia, con la quale visse in questa villa che in questo arco di tempo fu appunto chiamata Villa Ludovica. Il nome che porta oggi, ovvero Villa della Regina, lo si deve semplicemente al fatto che, nel corso del 700, fu la sede delle regine sabaude.

Villa della Regina

Nel 1869 smise di far parte delle residenze reali poiché la corte Sabauda  la cedette all’Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali che combatterono durante le guerre di Indipendenza italiane e che utilizzò la Villa come collegio femminile dal 1868. Durante la seconda guerra mondiale l’edificio venne colpito dai bombardamenti  e venne pesantemente danneggiato e poi definitivamente abbandonato nel 1975 quando chiuse il collegio. Per quasi vent’anni la Villa fu abbandonata a sé stessa raggiungendo livelli di degrado molto alti. Solo nel 1994 si pose rimedio a questo immenso spreco poiché fu l’anno in cui l’immobile fu affidato alla Soprintendenza per i beni artistici e storici del Piemonte, che procedette con grandi lavori di disinfestazione e restauro. I lavori durarono per più di 10 anni e Villa della Regina fu riaperta al pubblico solo nel 2007. Ed ecco spiegato il perché dico che, la scarsa conoscenza di questa residenza sabauda, non è proprio tutta da attribuirsi ai cittadini torinesi.

Villa della Regina giardino

Ora non voglio annoiarvi con una descrizione dettagliata della Villa, ma spiegarvi il perché io sia una sua sostenitrice e lo voglio fare seguendo ciò che mi suggerisce il mio emisfero cerebrale destro, ovvero quello che con la logica e la razionalità ha poco a che fare ma che fa dell’emozione e dell’istinto i suoi cavalli di battaglia. Ed è proprio partendo da questo presupposto che vi suggerisco di visitarla, in primis, per lo splendido panorama sul capoluogo piemontese che questo luogo regala. Lo si può definire uno dei panorami più accessibili della città poiché la Villa dista 5 minuti in auto/bus  dalla Chiesa della Gran Madre, ed è comunque raggiungibile anche a piedi dal centro città sebbene sia necessaria una breve scarpinata in salita.

Fontana di Villa della regina

Vi suggerisco poi di visitarla per i suoi lussureggianti giardini ad anfiteatro, per la fontana, il ninfeo e le grotte che io ho trovato splendidi persino coperti da una coltre di neve, ma che ovviamente raggiungono l’apice della loro bellezza in primavera.

Giardini di Villa della Regina Vi suggerisco di visitarla per poter dire di essere stati in uno dei tre vigneti cittadini europei (vigneti ubicati in città) che, attualmente, producono vino regolarmente commercializzato e che nel caso del vigneto di Villa della Regina, si traduce in circa 5000 bottiglie di Freisa doc.

Vigna Villa della Regina

Vi suggerisco di visitarla perché anche i suoi interni, sebbene spogliati della maggior parte degli arredi, conservano grande bellezza ed eleganza e sono sufficientemente suggestivi da permettere alla fantasia quel viaggio nel tempo che porta al periodo degli antichi fausti, quando le ampie stanze erano abitate e frequentate dalla nobiltà torinese.

Infine, vi suggerisco questa visita perché tanta bellezza è gratuita!

Foto © Marco Anfossi

Scritto da

Pubblicato il: 12 June 2014

Categoria: Percorsi

Letture: 3734

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